C’era una volta a Roma la Spina di Borgo

Ci troviamo sul lungotevere, sulla sponda destra del fiume e ci soffermiamo per un attimo, con lo sguardo volto a ovest, appena a destra rispetto al punto dove il sole cala dietro il Gianicolo, a godere di una vista unica.
Tutto questo, ovviamente, è fortemente legato al momento dell’anno in cui siamo ma ci piace pensare che sia sempre giugno o settembre a Roma quando si incontrano i suoi più bei tesori e si vivono i momenti migliori ed uno di quei momenti è proprio in questo  istante, quello in cui da Ponte degli Angeli si volge lo sguardo alla Basilica di San Pietro.

Sentendomi così familiare a questo sguardo che non è mai stato in grado di farsi definire ripetitivo nemmeno una volta, mi soffermo sempre per un istante a come mi abbia sempre sbalordito ed incuriosito come quattro delle finestre della cupola siano in linea con il cielo tanto da permettere all’osservatore di passare con lo sguardo attraverso lo spazio protetto dalla cupola e giungere al chiarore del tramonto sull’altro lato di questo scenario, quello del cielo dorato di Roma al tramonto.
Il Gianicolo è un’onda buia che simula la notte e che giunge per sommergere Roma in preparazione dell’oscurità che l’avvolgerà a momenti.
Lo sguardo, ora, si perde dietro quella che diventa la silhouette di Roma, la più elegante, la più antica e la più amata in tutto il mondo.

Non si può fare a meno, in questo trionfo di bellezza, di gettare uno sguardo a Via della Conciliazione e, se si è romani de Roma, da una parte ringraziare chi ha voluto la demolizione della spina di Borgo, dall’altra a chiedersi come sarebbe stata Piazza Scossacavalli, la sua fontana e la Chiesa di San Giacomo in una sera che sarebbe sembrata a tutti gli effetti quella di un paese fra quelle mura a due passi dalla Basilica più imponente della cristianità, che ha fatto il solco nei due millenni di storia del cattolicesimo guidando a sé milioni e milioni di anime timorate di Dio.

Forse è per questo che quest’area, questo rione, si chiama Borgo, ma questa è scuramente un’altra storia che vale la pena narrare in un altro momento.

Sì, perché Via della Conciliazione, ampio spazio che concede la meravigliosa vista sulla Basilica di San Pietro dal lungotevere, dal Ponte degli Angeli di fronte a Castel Sant’Angelo e da Ponte Umberto I fra Piazza Navona e il Palazzaccio, non è sempre stata a disposizione dei romani. 

Lo spazio occupato da Via della Conciliazione è stato occupato, fino a circa la metà degli anni ’20 dello scorso secolo, da due vie poste a cuneo. Queste vie convergenti si incontravano proprio in prossimità del lungotevere e che abbracciavano una piccola serie di palazzi, una chiesa ed una piccola piazza con un una fontana. Eravamo in piano Borgo Pio, fra le vie, per l’appunto, di Borgo Vecchio (sulla sinistra) e Borgo Nuovo (sulla destra). Al centro di questo piccolo centro di paese, all’ombra der cuppolone, sorgeva Piazza Scossacavalli e la sua Fontana. La piazza offriva la vista della facciata della Chiesa di San Giacomo.

I lavori sono iniziati intorno al 1925 e si sono conclusi non oltre il 1935 e portarono alla completa demolizione della Chiesa di San Giacomo, la Chiesa di San Lorenzo in Piscibus, l’Ospedale San Carlo, Palazzo Alicomi, Palazzo Cesi, Palazzo dei Convertendi, Palazzo di Jacopo di Bartolomeo da Brescia, Palazzo Poletti e Palazzo Rusticucci-Accoramboni per lasciare spazio a quella che oggi conosciamo come Via della Conciliazione.

Una curiosità, a lenire il dolore di aver perso questo antico Borgo, è che la fontana non fu realmente demolita ma solo trasferita di fronte alla Basilica di Sant’Andrea della Valle.

Uno splendido ricordo del passeggiare fra questi vicoli ce lo offre Alberto Sordi, in una splendida intervista (vedi su youtube) in cui ha raccontato la sua passeggiata col padre, dal suo quartiere fino a Borgo Pio, per mangiare in una trattoria in occasione della festa del suo papà che si chiamava Pietro. Aveva 3 anni il grande Alberto e fu condotto fra le vie di Borgo Pio, dove, racconta, tutte le porte, le case, la vita, sembravano in miniatura ed era un piacevole labirinto di svolta a sinistra e svolta a destra. Quelli che mangiavano in trattoria erano felici perché subito dopo avrebbero partecipato all’evento ed il piccolo Alberto, incuriosito, chiese al padre d iquale evento stessero parlando e così, al termine del pasto, il padre di Alberto, Pietro, gli disse di seguirlo perché gli avrebbe mostrato questo meraviglioso evento al quale anche lui di lì a poco avrebbe partecipato. Un ultimo muro, come un palcoscenico, li separava ormai dall’evento e d’improvviso, proprio al termine di quel muro, ecco di colpo la vista sul cuppolone, la Basilica e il colonnato di quell’enorme meravigliosa piazza.
Alberto rimase a bocca aperta e senza parole di fronte alla vista di tanta bellezza e tanta maestosità.

Così ci piace ricordare un pezzo di Roma che ormai vive solo nella memoria.

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