Il destino infame del Circo Massimo

La zona del Circo Massimo non ha mai goduto di particolare fortuna e i nostri antenati non avevano certo la mano leggera quando si trattava di speculare a favore del benessere cittadino a discapito della conservazione dei monumenti.

La zona del Circo Massimo aveva ospitato i primi impianti per la produzione del gas costruiti alla metà dell’800. Questa condizione è rimasta inalterata fino al 1910 quando gli impianti per la produzione del gas furono spostati al Porto San Paolo con la speranza di connettere la città al mare attraverso un canale navigabile.

E’ stato necessario attendere fino al 1934 prima di poter assistere ad un generale riordinamento dell’area, posta ancora al limite della città abitata ed urbanizzata.

Il colle Aventino vide un lento e progressivo processo di leggera urbanizzazione orizzontale a rispetto del valore paesaggistico dell’area. Chi fece invece le spese di questi lavori fu il Cimitero israelitico di Valle Murcia, proprio sulle pendici dell’Aventino.

Il Circo Massimo viene, ancora oggi, destinato ad essere spazio atto ad ospitare concerti, esibizioni e manifestazioni. Sembra che Roma, in qualche modo, non sappia valorizzare appieno la’rea, sarà forse perché la sua vastità, in relazione alla quantità di materia monumentale, è talmente sproporzionata da farlo apparire come un semplice “spazio” e lo rende perfetto per ospitare tutto quello che nessun altro spazio di Roma può ospitare agevolmente.

Chissà, forse un giorno potrebbe perfino divenire un ampio parcheggio per la zona dei Fori e del Colosseo!

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