La scomparsa del Porto di Ripetta

Siamo nel 1870 circa, a Roma freme il desiderio di essere capitale europea alla stregua delle altre grandi città del vecchio continente. Questo desiderio è tanto forte da non lasciare spazio ad analisi artistiche, ambientali o storiche e così nel 1875 viene approvato il progetto Canevari per la sistemazione del lungotevere.
Tale sistemazione consiste, in pratica, nella demolizione di quanto possa impedire l’alzata di due muraglioni che costringeranno il tevere in un letto blindato da Ponte Milvio fino al Porto di Ripa Grande. Case, porti, giardini e terrazzamenti scompariranno per lasciare posto a due strade che correranno veloci (e veloci non sono mai state) lungo le due anse del Tevere.

I lavori iniziarono e si preoccuparono di sventrare la città in modo assolutamente indiscriminato costringendo Roma ed il mondo a rinunciare a parte della sua bellezza che era, lungotevere, costituita da particolari viste prospettiche, giardini, boschetti e terrazzamenti. Incredibilmente gli atti di sventramento della città si spingevano in alcuni caso fin all’interno del centro storico e venivano spesso giustificati da ragioni inerenti la sicurezza e l’igiene ma la verità è che non ci fu alcun criterio che volesse preservare i tesori di Roma mentre venivano, giustamente, arginate le alluvione dando vita ai noiosi muraglioni che hanno sostituito le spiagge del lungotevere.

Tra le meraviglie di Roma che sparirono c’è sicuramente il Porto di Ripetta. La meravigliosa scalea, che è possibile vedere nello scatto qui presente di Ettore Roesler Franz, risalente al 1704 ed opera di Alessandro Specchi, fu spazzata via in un soffio e l’area fu interamente ricoperta di terra fino a colmare il muraglione che, nuovo, correva da ponte Milvio fino al Porto di Ripa Grande.

Da citare, la scomparsa, durante i lavori del 1875, di due arcate delle tre totali del Ponte Emilio del 179 a.C. che poi è divenuto Ponte Senatorio e oggi Ponte Rotto.

Curiosità

La bellissima scalinata più volte citata che dal lungotevere conduceva al Porto di Ripetta fu realizzata utilizzando i travertini di un’arcata del Colosseo rovinata a terra a causa del terremoto del 1703.

Il Porto di Ripetta era scalo sicuro per i commerci con Umbria e Sabina. Da lì giungeva olio, vino e legna. Visitatore fedele del Porto di Ripetta fu Gabriele D’Annunzio che era solito recarsi là per gustare la vera Marsala di Sicilia.

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