La pesca dei neonati

Il Tevere ha restituito negli anni, nei secoli, miracoli ed orrori e i pescatori spesso ne sono stati i narratori inconsapevoli.

Questa è la storia di una pesca tutt’altro che miracolosa. Tre pescatori uscirono a pesca di buon mattino e nel ritirare le reti del Tevere durante una pescata, fecero una macabra scoperta. Trai pesci delle acque del Tevere quella mattina trovarono i cadaveri di tre neonati.
La storia fu di tale sconforto per la popolazione che arrivò presto perfino alle orecchie del Papa, Innocenzo III che sbigottito per l’accaduto non riuscì a far trascorrere la brutta notizia senza che tentasse di poter fare qualcosa. Per questo decise che l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia da quel giorno avrebbe avuto un intero reparto dedicato all’accoglienza e alle cure dei bambini che venivano abbandonati neonati in Roma.

A sinistra della porta centrale è ancora oggi presente la ruota degli esposti, la ruota sulla quale le madri lasciavano i figli non desiderati e che poi, ruotandola, permetteva di condurli anonimi all’interno dell’ospedale dove la tradizione vuole che venissero avvolti in un drappo azzurro e consegnati alla Priora delle Balie la quale provvedeva a far marchiare il bimbo con una doppia croce sul piede sinistro, simbolo che definiva l’abbandonato “Figlio della Casa” o “Figlio della Famiglia” per cui non si trattava più di un figlio di ignoti.

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